‘No Kings’

Voto del Congresso sui war powers, limiti costituzionali e impatto politico delle manifestazioni ‘No Kings’ sull’azione di Trump contro l’Iran

aggiornato al 31 luglio 2026

1. Fatto accertato

Il 4 marzo 2026 il Senato ha respinto la motion to discharge relativa a S.J.Res. 104 con voto 53-47. Il testo della misura mirava a dirigere la rimozione delle forze armate statunitensi da ostilita’ contro l’Iran non autorizzate dal Congresso. Il 5 marzo 2026 la Camera ha poi respinto H. Con. Res. 38 con voto 219-212; la risoluzione avrebbe diretto il Presidente, ai sensi della section 5(c) del War Powers Resolution, a rimuovere le forze armate statunitensi da ostilita’ non autorizzate nella Repubblica Islamica dell’Iran. In termini giuridici, il Congresso non ha quindi attribuito nuovi poteri al Presidente; ha scelto di non bloccare in quel momento l’espansione della sua liberta’ operativa.

2. Quadro costituzionale

La Costituzione degli Stati Uniti non attribuisce al Presidente un potere illimitato di guerra. L’Articolo II, Sezione 2, fa del Presidente il Commander in Chief. L’Articolo I, Sezione 8, attribuisce invece al Congresso il potere di dichiarare guerra e di disciplinare gli strumenti connessi all’uso della forza. La Constitution Annotated del Congresso conferma che i war powers sono distribuiti tra i due rami e che la funzione del Presidente e’ di comando militare, non di sovranita’ illimitata sull’uso della forza.

3. Quadro normativo operativo

Il War Powers Resolution del 1973 e’ stato adottato per garantire che l’introduzione delle forze armate statunitensi in ostilita’ avvenga sulla base del giudizio collettivo del Congresso e del Presidente. La legge richiede consultazione, reporting e specifici meccanismi di azione congressuale. Anche sotto questo profilo non esiste alcuna base per sostenere che il voto di inizio marzo abbia sospeso i vincoli costituzionali o trasformato l’iniziativa militare del Presidente in una prerogativa libera da controllo.

4. Evoluzione del contesto politico interno: manifestazioni ‘No Kings’

Le manifestazioni ‘No Kings’ del 28 marzo 2026 modificano pero’ il quadro politico in cui quel voto va interpretato. Associated Press ha riferito che si sono svolti piu’ di 3.100 eventi in tutti i 50 Stati americani e in numerosi Paesi esteri, con una mobilitazione descritta come ampia, diffusa e in larga misura pacifica, anche se in alcune citta’ – in particolare Los Angeles – si sono verificati scontri e arresti dopo ordini di dispersione. Le proteste hanno preso di mira sia la guerra contro l’Iran sia la piu’ generale percezione di espansione autoritaria del potere presidenziale. La Casa Bianca ha liquidato le manifestazioni come espressione di reti di finanziamento della sinistra prive di reale sostegno popolare.

5. Valutazione giuridico-politica aggiornata

Alla luce delle manifestazioni ‘No Kings’, la formula corretta diventa ancora piu’ netta. Il Congresso non ha autorizzato Trump a fare qualsivoglia cosa in barba alla Costituzione; ha scelto di non opporsi efficacemente all’espansione pratica del suo potere di guerra. Le proteste di massa non mutano il dato costituzionale, ma incidono sulla legittimazione politica della scelta congressuale e smentiscono l’idea di un consenso nazionale compatto attorno all’iniziativa presidenziale. In termini sostanziali, emerge una divergenza crescente tra copertura parlamentare di breve periodo e contestazione pubblica di ampia scala.

6. Implicazione strategica

Il punto politicamente piu’ rilevante e’ che il mancato contenimento da parte del Congresso non coincide con una stabilizzazione del potere presidenziale. Al contrario, il voto di marzo appare oggi inserito in un quadro di polarizzazione crescente, nel quale la presidenzializzazione della decisione militare si accompagna a una contestazione domestica diffusa e trans-statale. Questo rende piu’ fragile la narrativa secondo cui l’esecutivo opererebbe con un mandato politico pieno. Il rischio non e’ soltanto l’erosione dei checks and balances; e’ anche la crescente divaricazione tra legalita’ contestata, copertura istituzionale e legittimazione democratica percepita.

7. Il voto storico del 23 giugno e il suo ridimensionamento

7.1 Il Senato approva per la prima volta una risoluzione sui war powers (23 giugno 2026)

Il 23 giugno 2026 il Senato ha approvato con voto 50-48 una risoluzione che dirige il Presidente a ritirare le forze armate statunitensi dalle ostilità contro l’Iran. È un fatto politicamente inedito: mai prima d’ora una risoluzione sui war powers era stata approvata dal Senato contro un’operazione militare in corso decisa da un Presidente in carica. Quattro senatori repubblicani — Bill Cassidy (Louisiana), Susan Collins (Maine), Rand Paul (Kentucky) e Lisa Murkowski (Alaska) — hanno votato con i Democratici; il solo senatore democratico John Fetterman (Pennsylvania) ha votato contro.

Il voto arriva dopo mesi in cui il Congresso, come descritto nelle sezioni precedenti, non era riuscito a tradurre il dissenso pubblico (comprese le manifestazioni ‘No Kings’ del 28 marzo) in un atto vincolante. Il 23 giugno segna quindi, almeno formalmente, il primo punto di rottura di quella dinamica.

7.2 Il ridimensionamento del 24 giugno

Il giorno successivo, 24 giugno 2026, il Senato ha respinto in tarda serata un secondo provvedimento analogo, di fatto ritirando parte della portata del voto precedente. Due dei quattro repubblicani che avevano votato a favore il giorno prima hanno cambiato posizione sotto pressione della Casa Bianca: Rand Paul ha votato “presente” e Bill Cassidy ha votato contro l’avanzamento della misura, dopo un briefing riservato alla Casa Bianca con il Vicepresidente JD Vance e l’inviato speciale Steve Witkoff. Trump aveva pubblicamente criticato i senatori repubblicani che avevano votato a favore della risoluzione del 23 giugno, sostenendo che il Congresso aveva indebolito la sua posizione negoziale con l’Iran.

La sequenza 23-24 giugno mostra quindi un Congresso capace, per la prima volta, di un atto formale di rebuke — ma non di sostenerlo nel tempo di fronte alla pressione dell’esecutivo.

7.3 Le ostilità proseguono oltre il voto

Nonostante il voto del 23 giugno, gli scontri tra Stati Uniti e Iran non si sono fermati: a fine giugno sono stati riportati nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani (“secondo giorno di attacchi”, 28 giugno 2026), sollevando interrogativi sulla compatibilità di queste azioni con la stessa risoluzione approvata pochi giorni prima. Il provvedimento del 23 giugno, pur storico sul piano simbolico, non ha quindi impedito la prosecuzione delle operazioni militari.

Aggiornamento (fine luglio 2026): a distanza di un mese, le ostilità non solo sono proseguite ma si sono allargate, con l’ingresso dell’Arabia Saudita nel conflitto (raid congiunti USA-sauditi in Iraq, 29 luglio). Il dato rafforza la tesi di questo articolo: la copertura parlamentare di breve periodo e i tentativi di rebuke del Congresso non hanno vincolato l’espansione operativa dell’iniziativa militare presidenziale.

SEZIONE 8 — Conclusione

Nella prima fase (marzo-maggio 2026) il Congresso non si è opposto efficacemente all’espansione dei poteri di guerra presidenziali, nonostante la pressione delle manifestazioni ‘No Kings’.

Il 23 giugno 2026 questa dinamica si è temporaneamente invertita, con la prima approvazione in assoluto di una risoluzione sui war powers contro un’operazione in corso. Ma il ridimensionamento del giorno successivo, sotto pressione diretta della Casa Bianca, e la prosecuzione degli attacchi a fine giugno mostrano che anche un atto storico del Senato non si traduce automaticamente in un vincolo operativo sul Presidente.

In sintesi:
il Congresso ha dimostrato, per la prima volta, la capacità politica di votare un limite ai poteri di guerra presidenziali — ma non quella di farlo rispettare.

Fonti principali

– U.S. Senate, Roll Call Vote 46, 119th Congress, 2nd Session, 4 marzo 2026, Motion to Discharge S.J.Res. 104 rejected (53-47).

– Office of the Clerk, U.S. House of Representatives, Roll Call 85, 119th Congress, 2nd Session, 5 marzo 2026, H. Con. Res. 38 failed (219-212).

– Constitution Annotated, Congress.gov / Library of Congress, Overview of Congressional War Powers; Historical Background on Commander in Chief Clause.

– War Powers Resolution, Public Law 93-148; govinfo / U.S. Government Publishing Office; 50 U.S.C. chapter 33.

– Associated Press, 28-30 marzo 2026, copertura delle manifestazioni ‘No Kings’ negli Stati Uniti e in Europa, inclusi gli articoli sul raduno nazionale in Minnesota e sugli arresti a Los Angeles

In symbolic vote, Congress directs Trump to remove forces from Iran war — NPR, 23 giugno 2026

US Senate approves Iran war powers resolution: what that means for Trump — Al Jazeera, 24 giugno 2026

War powers resolution: Senate votes to walk back rebuke of Trump over Iran — CNN, 24 giugno 2026

Senate rejects measure to restrict Trump’s Iran war powers as key Republicans shift votes — CBS NewsUS strikes Iran for second day: Is it a violation of war powers resolution? — Al Jazeera, 28 giugno 2026

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